aMoR3

Appena giunto in paradiso Pictor si trovò dinnanzi ad un albero che era insieme uomo e donna.

Pictor salutò l’albero con riverenza e chiese: "Sei tu l’albero della vita?".

Ma quando, invece dell’albero, volle rispondergli il serpente, egli si voltò e andò oltre.

Era tutt’occhi, ogni cosa gli piaceva moltissimo.

Sentiva chiaramente di trovarsi nella patria e alla fonte della vita.
E di nuovo vide un albero, che era insieme sole e luna.

Pictor chiese: "Sei tu l’albero della vita?".

Il sole annui e rise, la luna annui e sorrise.

Fiori meravigliosi lo guardavano, con una moltitudine di colori

e di luminosi sorrisi, con una moltitudine di occhi e di visi.

Alcuni annuivano e ridevano, altri annuivano e sorridevano,

altri non annuivano e non sorridevano: ebbri tacevano,

in se stessi si perdevano, nel loro profumo si fondevano.

Un fiore cantò la canzone del lillà,

un fiore cantò la profonda ninnananna azzurra.

Uno dei fiori aveva grandi occhi blu, un altro gli ricordava il primo amore.

Uno aveva il profumo del giardino dell’infanzia,

il suo dolce profumo risuonava come la voce della mamma.

Un altro, ridendo, allungò verso di lui la sua rossa lingua curva.

Egli vi leccò, aveva un sapore forte e selvaggio,

come di resina e di miele, ma anche come di un bacio di donna.

Tra tutti questi fiori stava Pictor, pieno di struggimento e di gioia inquieta.

Il suo cuore, quasi fosse una campana, batteva forte,

batteva tanto; il suo desiderio ardeva verso l’ignoto,

verso il magicamente prefigurato.

Pictor scorse un uccello sull’erba posato e di luminosi colori ammantato,

di tutti i colori il bell’uccello sembrava dotato.

Al bell’uccello variopinto egli chiese: "Uccello, dove è dunque la felicità?".

"La felicità?" disse il bell’uccello e rise con il suo becco dorato,

"la felicità, amico, è ovunque, sui monti e nelle valli, nei fiori e nei cristalli".

Con queste parole l’uccello spensierato scosse le sue piume,

allungò il collo, agitò la coda, socchiuse gli occhi,

rise un’ultima volta e poi rimase seduto immobile,

seduto fermo nell’erba, ed ecco: l’uccello era diventato un fiore variopinto,

le piume si erano trasformate in foglie, le unghie in radici.

Nella gloria dei colori, nella danza e negli splendori,

l’uccello si era fatto pianta. Pictor vide questo con meraviglia.

E subito il fiore-uccello cominciò a muovere le sue foglie e i suoi pistilli, 

già era stanco del suo essere fiore, già non aveva piú radici,

scuotendosi un po’ si innalzò lentamente e fu una splendente farfalla,

che si cullò nell’aria, senza peso, tutta di luce soffusa,

splendente nel viso. Pictor spalancò gli occhi dalla meraviglia.

Ma la nuova farfalla, l’allegra variopinta farfalla-fiore-uccello,

il luminoso volto colorato volò intorno a Pictor stupefatto, luccicò al sole,

scese a terra lieve come un fiocco di neve, si sedette vicino ai piedi di Pictor,

respirò dolcemente, tremò un poco con le ali splendenti, ed ecco,

si trasformò in un cristallo colorato, da cui si irraggiava una luce rossa.

Stupendamente brillava tra erba e piante, come rintocco di campana festante,

la rossa pietra preziosa. Ma la sua patria, la profondità della terra, sembrava chiamarla;

subito incominciò a rimpicciolirsi e minacciò di scomparire.

Allora Pictor, spinto da un anelito incontenibile,

si protese verso la pietra che stava svanendo e la tirò a sé.

Estasiato, immerse lo sguardo nella sua luce magica,

che sembrava irraggiargli nel cuore il presentimento di una piena beatitudine.

All’improvviso, strisciando sul ramo di un albero disseccato,

il serpente gli sibilò nell’orecchio: "La pietra ti trasforma in quello che vuoi.

Presto, dille il tuo desiderio, prima che sia troppo tardi!".

Pictor si spaventò e temette di vedere svanire la sua fortuna.

Rapido disse la parola e si trasformò in un albero.

Giacché piú di una volta aveva desiderato essere albero,

perché gli alberi gli apparivano cosí pieni di pace, di forza e di dignità.

Pictor divenne albero. Penetrò con le radici nella terra,

si allungò verso l’alto, foglie e rami germogliarono dalle sue membra.

Era molto contento.


Favola d’Amore…o meglio Pictor’s Verwandlungen [1923]

 

 

Magia dei colori

Alitar di Dio di quando in quando, cielo in alto, cielo in basso,
luce canta canzoni a mille a mille,
Dio si fa mondo in colori variopinti.
Bianco su nero e caldo sul fresco si sente sempre tracciato di nuovo,
eternamente del caotico intreccio riluce intanto l’arcobaleno.
Così trasmuta nell’anima nostra in mille pieghe tra voluttà e affanno la luce di Dio,
agisce e crea, e come il sole noi lo onoriamo.

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13 thoughts on “aMoR3

  1. Bellissima questa fiaba, la conosci la canzone di Eros ispirata a questo racconto? E’ bellissima pure quella…

  2. Frà: …ehmmmm certo che sì… su Hermann è difficile che io non sappia qualcosa… mmm son stata additata come Necrofila… dai 15-16 anni in poi… x________x

  3. …se avessimo le ali potremmo volare… …se fossimo giganti potremmo oltrepassare le montagne… …se fossimo immortali potremmo vivere per sempre…. …SE NON AVESSIMO LIMITI NON POTREMMO SUPERARLI

  4. “se non avessimo limiti non potremmo superarli”… già.. un abbraccio, meravjglja di ‘ngioletto..

  5. Andre:… ci si riuscirà mai a salutare noi alla fine di una telefonata? caschi di continuo!!! hihihi ‘scorta… vedi… bisogna trarre beneficio anche dalle pubblicità… anche se è la pubblicità di un’ automobile… buon week end… spero lo sia anche il mio!!! ^____________^ ti saluto Hermann… bacjno e abbraccio forte… ehi… state su che poi sarà ancor piu’ magico quando riuscirete…

  6. Perchè ho sempre meno tempo per me? uffete! Come stai GIö? E’ bella questa fiaba, mi piace tanto… Io sto bene, ma proprio perchè sto meglio, vorrei dedicare più tempo a tante cose e invece…niente! Ti abbraccio forte forte, ma forte eh? tvb…

  7. tutta per te.. “Sono una stella del firmamento che osserva il mondo, disprezza il mondo e si consuma nella propria luce. Sono il mare che di notte si infuria, che mare che si lamenta, pesante di vittime che ad antichi peccati, nuovi ne accumula. Sono bandito dal vostro mondo cresciuto nell’orgoglio e dall’orgoglio tradito, sono il re senza terra. Sono la passione muta in casa senza camino, in guerra senza spada e ammalato sono della propria forza”.

  8. folletto_potafortuna triste…oggi non ero in casa e….non ci posso far nulla, mi spiace! Mi perdoni? Sarà contento il mio vicino qui di sotto invece… e beh! Che si può fare, angelo mio? Mi preparo va, che vado a cena fuori stasera…ti stritolo di abbracci, angioletto…

  9. giobì… bacio tutto grande così!! 😀 ehehe!!! ,* che bel san valentino che hai passato! la torta a forma di cuore però l’ho mangiata anch’io! eheh!! ho fatto a metà con la cara Shè..ehehhe!!!

  10. che belli *__* è tanto che non ci sentiamo si U.U ma sto bene… hai ragione!:) te invece?? novità?*__* notte e sogni d’oro giò!!

  11. Baronerosso:peccato non aver letto prima il tuo commento… senno’ lo dicevo a Hermann… hihihi follettuzzo:ti ho pensato sai… il trenino s’è fermato anche dalle tue parti… ^___________^ poi ti racconto… tutto tuttissimo… ok… proprio tutto no…hihihi Andre:Grazie *_______* inutile dire… che l’adoro…giusto???!!! follettuzzo:unica cosa blutta del mio bellissimo sabato… ho camminato ore e ore per poi tornar distrutta nel bellizzimo B&B e trovare a pochi minuti dalla fine… la mia maggggika che uffiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii… Vavu:…spero ne mangerai presto una con la persona che ami… non importa poi la forma… ma la sostanza hihihi…la nostra era piena di burro e cioccolato e mandorle… hihihi la magia è stata fare un plumcache… buonizzimo!!!…insieme… spero presto….sarà anche per te magiaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

  12. Grazyyyyy:ricordi?l’anno scorso… odificasti quella nostra foto bella bellissima facendola diventare super… mmm… quest’anno ho trovato finalmente la forma a cuore che volevo!!! olè olè olè ti voglio bene saluto a Chrizzzzzz

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