Lov3 HuRTs

Tonight we drink to youth
And holding fast the truth
Don’t want to lose what I had as a boy
My heart still has a beat
But love is now a feat
As common as a cold day in L.A.

Sometimes when I’m alone I wonder
Is there a spell that I am under
Keeping me from seeing the real thing

Love hurts
But sometimes it’s a good hurt
And it feels like I’m alive
Love sings
When it transcends the bad things
Have a heart and try me
‘cause without love I won’t survive

I’m fettered and abused
Stand naked and accused
Should I surface, this one-man submarine?
I only want the truth!
So tonight we drink to youth!
I’ll never lose what I had as a boy

Sometimes when I’m alone I wonder

Is there a spell that I am under
Keeping me from seeing the real thing?

Love hurts
But sometimes it’s a good hurt
And it feels like I’m alive
Love sings
When it transcends the bad things
Have a heart and try me
‘cause without love I won’t survive

Without love I won’t survive

Love hurts
But sometimes it’s a good hurt
And it feels like I’m alive
Love sings
When it transcends the bad things
Have a heart and try me
‘cause without love I won’t survive

Love hurts, ohhh-oh ohh
Love hurts
Without love I won’t survive
Love hurts la-la-la-la-la-la oh
Love hurts
Without love I won’t survive

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4 thoughts on “Lov3 HuRTs

  1. Andre: grazie per il bel posto in cui mi hai portata… davvero carine le sue creazioni… anche io son bravina… ^_______^

  2. già.. ma lo so che te sei brava ! cià.. facciamo così.. oggi è sabato, quindi fiaba. “Un personaggio di nome Giovanni, che conosco benissimo, qui racconta come è sbarcato in America la prima volta, ai tempi della sua giovinezza. Già in aereo e molto prima dello sbarco aveva l’idea di scrivere una lettera per raccontare le sue esperienze di andata in un altro continente. Il viaggio era stato lungo e avventuroso, perché si trattava d’un volo a basso prezzo in partenza dall’Inghilterra, con un aereo vecchio che aveva avuto un guasto ed era stato costretto a una lunga sosta in Islanda. Ma Giovanni non era disturbato da quello, e neanche dalla sosta in Islanda, dove aveva dormito su una panca quasi tutto il giorno. Anzi, era contento, perché se il viaggio fosse stato normale, la lettera che doveva scrivere avrebbe avuto un inizio molto meno interessante. Poi, man mano che lo sbarco si avvicinava, con i cigolii del vecchio aereo e le facce preoccupate dei passeggeri, era sempre più impaziente di scrivere la lettera per raccontare le sue esperienze, anche se non sapeva a chi dovesse scriverla…” Celati – Cinema naturale –

  3. Andre: sarà il nome… ma mi piace proprio… questo Giovanni… mi somiglia anche un pò… mmm… vabbè…

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