100anni di solitudine

Forse, non solo per farla capitolare ma altresì per scongiurarne i pericoli, sarebbe bastato un sentimento tanto primitivo e semplice come l’amore, ma quella fu l’unica cosa che non venne in mente a nessuno.

Semplicemente perché, mentre gli altri giravano dappertutto senza preoccuparsi, lei li sorvegliava coi suoi quattro sensi in modo da non farsi cogliere di sorpresa, e dopo un certo tempo scoprì che ogni membro della famiglia ripeteva tutti i giorni, senza

rendersene conto, gli stessi percorsi, le stesse azioni, e che ripeteva quasi le stesse parole alla stessa ora. Solo quando si scostavano da quelle meticolose abitudini correvano il rischio di perdere qualcosa. Di modo che quando sentì la costernazione di Fernanda per aver perduto l’anello, Ursula si ricordò che l’unica
cosa diversa fatta in quel a giorno era stata quella di dare aria alle stuoie dei bambini perché Meme aveva scoperto una cimice la notte prima. Dato che i bambini avevano assistito all’operazione,
Ursula pensò che Fernanda doveva aver messo l’anello nell’unico luogo dove i suoi figli
non avrebbero potuto raggiungerlo: lo scaffale. Fernanda, invece, lo aveva cercato unicamente
lungo il suo itinerario quotidiano, senza sapere che la ricerca delle cose perdute e intorpidita dai
gesti consuetudinari, ed è per questo che costa tanta fatica trovarle.

COSì TU MI HAI PERSA…

L’accidia della gente contrastava con la voracità

della dimenticanza che a poco a poco andava cariando spietatamente i ricordi

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